L'Aquila, una retrocessione clamorosa. Analisi della disfatta

 di Giammarco Menga Twitter:   articolo letto 1360 volte
L'Aquila, una retrocessione clamorosa. Analisi della disfatta

Cronaca di una disfatta annunciata. Dopo sei anni di professionismo, L’Aquila precipita di nuovo tra i dilettanti. A Rimini è andato di scena l’epilogo di una stagione scellerata, iniziata con l’handicap della penalizzazione. Ecco, il primo grave errore è stato quello di sottovalutare proprio questo. Dopo un girone di andata positivo, nel mercato invernale si è avuto il braccino corto, prendendo un difensore di esperienza ma con poche garanzie fisiche (Pesoli) e un buon mediano (Bulevardi) che però si è infortunato nel momento decisivo. E l’attacco? Ecco il secondo punto. Nessun attaccante preso quando si sapeva da due anni che L’Aquila reggesse l’urto solo con i colpi individuali di Sandomenico. La diatriba proprio di quest’ultimo con i tifosi ha definitivamente condannato i rossoblù che si sono giocati lo spareggio, consci che solo un colpo di fortuna avrebbe potuto portarli al gol. Da salvare Andrea Mancini, anche a Rimini brioso e uscito inspiegabilmente (perché non De Sousa?) per far posto a Savelloni dopo il rosso a Scotti. Non da ultimo, non può cadere l'occhio sul fatto che le cose siano precipitate proprio quando a L'Aquila sono stati restituiti i punti di penalizzazione, come se si fosse sicuri che ci si sarebbe salvati senza più troppe difficoltà. Questo per quanto riguarda l’aspetto tecnico. In primis, però, c’è da processare il manico, la società che si è dimostrata ancora una volta superficiale nelle scelte e nella gestione dei momenti cruciali del campionato. Basta riflettere sul teatrino del cambio allenatore a quattro gare dalla fine, per poi riprendere Perrone che avrà di sicuro molte colpe ma che ha provato a cacciare il massimo da un gruppo di giocatori dal carente tasso tecnico e caratteriale. In più è inutile girarci intorno; dopo Natale tra i vertici societari il clima è cambiato, si sono create spaccature interne che non potevano non riflettersi anche sulla squadra. Spaccature che forse in realtà si sono create nel finale anche tra il ds Battisti e Perrone, altrimenti non si spiega l’avvento di Susini, portavoce della società dal punto ddi vista tecnico nelle ultime settimane ma poi clamorosamente dietro le quinte quando bisognava metterci la faccia ieri pomeriggio dopo la retrocessione, facendo riapparire come per magia Battisti. Ultima riflessione? E' inconcepibile che dopo una retrocessione un Presidente di un club non ci metta la faccia in sala stampa, lo meritvano soprattutto gli encomiabili aquilani (oltre 400) venuti a Rimini. Ora è il tempo dei processi e delle riflessioni. C’è chi parla di ripescaggio. Tutto si saprà dopo la riunione del 7 giugno, ma non è per nulla scontato anche perché conta soprattutto capire con quale società e con quale progetto L’Aquila vorrà ripartire.